Mediazione


La mediazione è un ambito di intervento nuovo solo nella definizione ma nella sostanza è vecchio quanto il mondo. L’idea di dirimere i conflitti con l’intervento di un terzo esterno alla situazione, risale a tantissimi anni fa. Troppo spesso, la sofferenza, invece di essere un passaggio, diviene uno stato in cui ci si installa. Essa diventa un monologo nel quale ci si irrigidisce, nel quale ci si nutre di tutto ciò che ci separa dall’altro. Ignoriamo, o vogliamo ignorare, che tale stato non è necessariamente permanente ma può diventare transitorio. Ora, la mediazione offre una possibilità di favorire questo passaggio, poiché essa permette di uscire dal passato per ritrovare il presente, di abbandonare i fantasmi che ci siamo creati sull’altro, per incontrare la sua realtà. Solo allora possiamo ritrovare il legame perduto con l’altro, ma anche con noi stessi.
“Essere in conflitto fa parte della vita: non è né un bene, né un male. Il conflitto c’è, semplicemente, e noi dobbiamo imparare a trasformare questa situazione di rottura tra due individui, due gruppi di persone, due Paesi, ma anche con noi stessi. Si può uscire dalla confusione per ritrovare la possibilità di azione costruttiva”.
Fare mediazione, significa, prima di tutto, prendersi cura, con modalità inedite sul piano socio-istituzionale, di comportamenti che producono in noi stessi e negli altri sentimenti di rivolta, risentimento, tradimento, rabbia, desiderio di vendetta, disonore, umiliazione, incomprensione, senso di colpa.